Il puledro Birillo

 

Nella fattoria di Tom, la cavalla Camisol aveva appena dato alla luce due splendidi puledrini: Silverino e Birillo. Qualche settimana più tardi la bella cavalla dovette partire per partecipare ad una gara di salto ad ostacoli che si sarebbe disputata molto lontano da lì e così affidò i piccoli alla sorella. Zia Luisa si sarebbe presa cura di loro per un mese, fino al rientro della mamma.

Il giorno della gara, la povera cavalla si azzoppò cadendo da un gradino proprio fuori dall’hotel che la ospitava. Ora non avrebbe più potuto correre in quelle condizioni. La società sportiva decise allora di sostituirla con un altro membro della stessa squadra, la furba Betty, cavallina famosa per aver vinto in passato parecchie gare di trotto e di galoppo.

A Camisol non fece piacere questa scelta: non aveva simpatia per la collega che aveva sempre vinto le gare usando trucchi ed inganni. Come quella volta in cui per mettere in difficoltà l’avversario aveva scandagliato un esercito di mosche e moscerini o quella gara che aveva vinto perché gli altri concorrenti erano scivolati sulle bucce di banana che lei aveva sparso sul terreno.

Il bello è che tutte le sue magagne non erano mai state scoperte dalla giuria! Ovviamente alla nostra Camisol interessava vincere, ma non in quel modo. Cercò allora di convincere il direttore sportivo affinchè trovasse un’altra sostituta, ma non vi riuscì.

Occorreva una soluzione diversa. E quindi, sapete cosa fece?

Ora vi racconto bambini…

La sua bisnonna, prima di morire, le aveva lasciato un libro di rituali magici “scaccia-guai” ma Camisol non credeva nelle magie e per questo motivo non lo aveva mai letto; ma poi, chissà dove diavolo l’aveva cacciato! Il tempo a disposizione era poco e serviva al più presto un’idea geniale. Afferrò il cellulare e chiamò la sorella.

“Luisa, nonna Ada prima di morire mi aveva lasciato un libro di magie. Presto, cercalo; è urgente. Ha una copertina con disegnati cavalli alati, maghi e folletti. Guarda in soffitta, devo averlo riposto lì, ma fai presto! Poi ti spiegherò”.

Nel giro di dieci minuti Luisa lo aveva trovato e aveva cominciato a sfogliarlo incuriosita. Telefonò subito alla sorella.

“Pronto Camisol, eccolo, ma dimmi, cosa sta succedendo?” e la cavallina prese a raccontare, poi aggiunse: “La nonna diceva che per tutti i guai che avevano bisogno di una soluzione immediata si doveva recitare la formula magica nascosta sotto la copertina in fondo al libro. Me lo ripeteva sempre”. “Ok, aspetta, vediamo” rispose la sorella, “L’ho trovata! Recita così:

 

Tempo di imbrogli e di dispetti,

crescono i sospetti,

se la formula magica reciterai,

spariranno tutti i tuoi guai”.

 

Non appena ebbe finito di pronunciare la formula magica, al piccolo Birillo, che era accanto a lei, crebbero le ali, assunse l’aspetto di un cavallo adulto e volò dalla mamma per prestarle il suo aiuto.

La gara stava cominciando. Betty era in gran forma.

Camisol vide il cavallo alato volare verso di lei e fermarsi davanti ai suoi occhi. Si spaventò. “E tu chi sei ? Cosa vuoi?” .

“Sono il tuo Birillo; sono stato mandato qui per aiutarti”. Nel frattempo la furba Betty stava lanciando sul terreno tante biglie e così i cavalli in gara cominciarono a scivolare, ad impennarsi, a cadere. Birillo prese a recitare:

“Crescono i sospetti,

basta imbrogli e dispetti;

la giuria si accorgerà

e Betty la vittoria non avrà!”.

 

“Fermate la gara!” gridò l’arbitro tra gli occhi increduli degli spettatori. “La gara è truccata ! Portate via questa cavalla ignobile!”.

Beh, da quel giorno Betty non potè mai più partecipare alle gare, infatti venne definitivamente squalificata.

A Camisol non importava del risultato della gara: era contenta perché finalmente la verità su quell’antipatica di Betty era venuta a galla. Si voltò per ringraziare il suo piccolo Birillo, ma quest’ultimo, con le sue ali leggiadre, stava già facendo ritorno a casa.

La gara ad ostacoli fu rimandata di qualche settimana. Camisol vi partecipò e vinse.  

Eh già bambini: le cose si guadagnano con l’onestà e quando si è onesti si viene sempre ripagati.

 

  • Questa favola è dedicata a mia mamma, Angela

 

 

 

 

 

 

 


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Alessandra Barbuta

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