5. La piccola mucca Michela

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C’era una volta una piccola mucca, alta mezzo metro o poco più. Aveva grossi occhi verdi ed era gialla con   macchioline nere su tutto il corpo. Veniva dal pianeta Foxis: era l’unica sopravvissuta alla catastrofe che aveva distrutto il suo pianeta dieci anni prima. Era stata trovata da due astronauti intenti a visitare il pianeta Saturno; questi l’avevano salvata e portata con loro sulla Terra.

Ma, ahimè, la sua vita non era molto serena: spesso le sue vicine di casa la schernivano; l’avevano sempre fatta sentire diversa a causa del suo aspetto e la prendevano in giro perché sosteneva di provenire da un altro pianeta, come quella volta in cui mucca Angela davanti alle amiche le disse divertita: “Se tu vieni da Foxis, io allora sono la fata turchina!”.

Nonostante il suo latte fosse il migliore di tutta la zona e il più nutriente, anche perché conteneva Ovomaltina, non era mai riuscita a farsi accettare dalle altre mucche. Aveva un buon carattere, non se la prendeva, ma ora, dopo tanti anni di prese in giro, la situazione cominciava davvero a pesarle.

Una mattina, mentre passeggiava per i prati, vide uno strano fascio di luce, si avvicinò lentamente, incuriosita e anche un po’ spaventata: si trattava di una grossa roccia piatta, liscia e talmente pulita che ci si poteva specchiare. Mentre la ammirava, quello che Michela vide riflesso, la lasciò di stucco: il suo aspetto era identico a quello delle mucche del pianeta Terra! Non sapeva se esserne felice o spaventata. Sbigottita, pensò che forse era stata la sua immaginazione a farle uno scherzo e scappò via a gran velocità. Ad attenderla sulla porta di casa c’era un grosso omone che fumava una pipa il quale le disse: “Non avere paura. Sono il genio degli animali; sono qui per aiutarti. Adesso il tuo aspetto non è più diverso. Ma bada bene, l’incantesimo prima o poi svanirà e tu tornerai ad essere quella che eri. Per ora non posso dirti nient’altro”. Michela avrebbe voluto chiedere spiegazioni, essere consolata, invece ascoltò a bocca aperta senza proferìr parola, finchè il genio svanì nel nulla.

Per la nostra mucca si apriva un periodo bellissimo: finalmente era accettata, apprezzata ed amata da tutti e non era mai sola. Ma col trascorrere del tempo, in quel corpo cominciava a sentirsi a disagio, insomma non era felice nonostante tutto. Aveva forse imparato finalmente ad amare se stessa per quel che realmente era ?

Una sera allora, presa dallo sconforto, si mise ad invocare il genio degli animali con tutta la voce che poteva. Quello accorse e ruppe l’incantesimo.

 Gli animali ancora una volta non avevano capito da cosa dipendessero tutte quelle sue trasformazioni, ma ormai le volevano così bene che a nessuna di loro importò per il suo aspetto di nuovo “diverso”.

I sentimenti, le emozioni e le buone intenzioni che ci sono nel cuore di ognuno non hanno aspetto, colore o nazionalità.

(Maestra Alessandra)

 

 


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Alessandra Barbuta

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