9. Le ali di Gennaro

In un paesino di campagna, tra graziose fattorie e campi coltivati, sorgeva la casetta di Gennaro Cipollotti.

La notte in cui Gennaro era nato, c’era stata una forte tromba d’aria e il piccolo canarino giallo era stato scaraventato lontano dal suo nido. I genitori lo avevano subito soccorso, lo avevano poi avvolto in una copertina di cotone e riposto dentro un cesto di vimini in un’insenatura vicino ai piedi di un albero. Avevano trascorso la notte accanto a lui, riparandosi tra le foglie di un cespuglio ma, quando si erano svegliati il mattino seguente, il piccolo non c’era più.

 

Dopo una settimana da quella triste notte, Gennaro era stato ritrovato con una forte bronchite, con un’ala spezzata e quasi in fin di vita vicino ad un pozzo dai coniugi Cipollotti che lo avevano preso con sé e portato nella loro abitazione per occuparsi di lui.

I Cipollotti si erano impegnati per anni a cercare la vera famiglia del piccolo, anche se, a dire il vero, ogni giorno che passava si legavano sempre di più al loro figliolo e non avrebbero voluto separarsene per niente al mondo.

 

Gennaro era cresciuto tra i pulcini, gialli come lui. Si divertiva e trascorreva giornate serene ma quando i pulcini crescevano e diventavano galline, il canarino ci soffriva perché si sentiva diverso dai suoi compagni di gioco. Dopo anni di terapie, finalmente la sua ala era guarita ma lui non aveva mai avuto il coraggio di spiccare il volo.

 

“Gennarino, sei un canarino; devi provare a volare!” gli ripeteva il papà da anni ma lui non ne voleva proprio sapere.  “Voglio essere come voi e poi non sono capace di volare; non imparerò mai! ”.

Una mattina in casa Cipollotti squillò il telefono: era lo sceriffo che comunicava alla famiglia che presto avrebbero ricevuto la visita dei signori Rossi che, sicuramente, erano i genitori del piccolo. Enrica Cipollotti impallidì, ringraziò lo sceriffo e riferì la notizia. “No, no e poi no! Non li voglio vedere! Voglio stare per sempre con voi!” si agitò Gennaro. “Caro, ti vogliamo bene, ma è giusto che tu riveda la tua vera mamma e il tuo vero papà. Lo sceriffo ha detto che ti cercano da anni” gli dissero pazientemente i genitori.

 

Il grande giorno era arrivato. Gennaro, elegante, emozionato, ma anche un po’ arrabbiato, spiava nervosamente dalla finestra l’arrivo della coppia. Nel cielo azzurro vide avvicinarsi sempre più un elicottero che poco dopo atterrò.

 

Scese un distinto uccelletto giallo e nero in camicia bianca e cravatta che portava sul capo un cilindro blu e una bella signora vestita di arancione con una collana luccicante e i tacchi a spillo. “Caspita, come sono eleganti i signori Rossi!” pensò Gennaro e corse a chiamare la mamma e il papà. “Forza Gennaro, fatti coraggio e va’ da loro” disse il papà, ma, mentre parlava ……

 

arrivò una perfida aquila che afferrò la signora Erika Rossi e la lanciò violentemente su un albero. Gennaro si spaventò … corse ad aiutarla…ma non c’era tempo da perdere, allora si fece coraggio, cercò di spiccare il volo e, magicamente ci riuscì! “Non temere Erika…ti aiuto io! Sto arrivando!”. Volò sull’albero, la strinse a sé e volarono giù insieme tra gli applausi della gente. “So volare, so volare. Avete visto anche voi?” Di lì a poco i signori Rossi si trasferirono lì ad abitare, accanto alla casa dei Cipollotti. Gennaro non era mai stato così felice, anche perché, finalmente, aveva imparato a volare.

 

 

Eh sì, cari bambini, riesce a volare solo chi osa farlo: quando vuoi raggiungere un obiettivo, devi avere il coraggio di tentare, perché se hai coraggio, sei già a metà dell’opera !!!

 

 

(Maestra Alessandra)

 

 

 

 


Contatti

Alessandra Barbuta

Su Facebook: maestraalexa


http://youtu.be/DiDeHAdT3IQ