8. La penna di Michele

Come tutte le sere, Coniglietto Michele si apprestava a preparare lo zaino di scuola per il giorno seguente. “Oh no, al diavolo, ho dimenticato di dire alla mamma di comprarmi una biro … domani la maestra si arrabbierà con me. E ora come faccio?”. Michele andava bene a scuola e si impegnava in tutte le materie tranne che in  matematica, perché, ahimè, la detestava proprio.

 

“Dai, Michele, la cena è in tavolaaa!” “ Si freddaa!” continuavano ad imprecare mamma e papà. “No, aspettate; devo fare un salto qui all’angolo del bosco, al negozio di Gaetano. Speriamo sia ancora aperto. La maestra ci ha raccomandato di portare a scuola una biro nera per domani. A dopo!” e si incamminò.

Da lontano vide Tasso Gaetano con la sua grossa pipa in bocca che ripuliva il negozio; aveva già abbassato una delle saracinesche. Il suo negozio veniva rifornito dal nonno di Michele che si chiamava Max e che era molto legato al nipotino; per questo il nostro coniglietto comprava lì il materiale scolastico, perché sapeva che era di qualità. “Aspetta amicooo!!! Sono ancora in tempo?” “Ma certo” lo rassicurò Gaetano. “Entra caro, dimmi tutto”. “Ho bisogno di una biro nera, la migliore sul mercato”. “Sei fortunato ragazzo, erano finite; questa l’ha riportata indietro un’ora fa Ghiro Natalino perché ha detto che non gli serviva più”. Il coniglietto sorrise, impugnò il pacchetto e tornò a casa.

 

La mattina seguente, come tutte le mattine, andò a scuola. Quel giorno era agitato: lo attendevano due lunghe ore di matematica e tutte le volte che la maestra lo chiamava alla lavagna per risolvere un calcolo matematico, lui puntualmente sbagliava e i compagni ridevano divertiti; specialmente le due oche Giulia e Gianna, che erano conosciute in tutta la scuola perché erano due antipatiche, pettegole e somare.

 

“Michele, vieni alla lavagna, è il tuo turno. I tuoi compagni sono pregati di fare silenzio e, mi raccomando, non si ride quando un compagno sbaglia”.

La maestra Anna era una talpa di mezza età, con tanti tatuaggi colorati che le ricoprivano il corpo; amava molto il suo lavoro e ancor di più il Preside della scuola, Lupo Tonino, con il quale era ormai sposata da ben venticinque anni. Ma torniamo a noi: Talpa Anna aveva già dato per scontato che il nostro coniglietto non sarebbe stato in grado di risolvere il quesito matematico!

“Sono proprio una frana” pensava Michele demoralizzato. “Avrei dovuto impegnarmi ed esercitarmi a casa …”. Si girò per cercare lo sguardo comprensivo della maestra quando vide la sua biro nera uscir fuori dall’astuccio appoggiato sul banco, ondeggiare verso di lui e posarsi nel palmo della sua mano destra.

 

La biro prese a parlare con la sua vocina sottile e gli disse:

 

“Ehi, scccccccc, non devi temere,

ora sfodero il mio potere,

equivalenze e calcoli tu farai,

senza errori,  come non mai!”.

 

“Silenzio ! Michele si deve concentrare … non disturbatelo!” sentenziò la maestra. “Poi se si impegnasse di più … vero caro?”. In un battibaleno il nostro amico aveva risolto tutto, scrivendo alla velocità della luce. Un boato si alzò all’interno della classe: “Ooooooooohhhhhhh! Ma come ha fatto a scrivere così velocemente?” farfugliò Bruna la lucertola alla sua vicina di banco. “Non so, non è mai successo”, rispose la lumaca Tina.

“Tutto corretto Michele, bravissimo ! Hai studiato tanto allora, vero?” chiese la maestra. “Mmm, sì, i..i..iooo, non saprei … ehm … sì!”.

 

Michele era perplesso. “Ma che cosa diavolo era successo?”. Intanto la biro, sorridendogli, volteggiava nell’aria, ridacchiava, faceva le pernacchie, per poi tornare dal suo padrone.

 

“L’avete vista anche voi?” chiese esterrefatto il nostro amico. “Sì, abbiamo visto ….. che sei stato proprio bravo” rispose la maestra. “Cosa? Ma posso vederla solo io? Quindi …è magica!” pensò felice.

 

Da quel giorno Michele era considerato il più bravo in matematica: impugnava la sua biro e risolveva tutte le equivalenze e i problemi in cinque minuti; e quando la maestra era distratta, correva al banco dei compagni per aiutarli e scrivere sui loro quaderni. Non si separava mai dalla sua amica, la portava sempre con sé e custodiva gelosamente questo suo segreto. L’unico con cui si era confidato era il nonno Max del quale ci si poteva fidare perché era un coniglio discreto e comprensivo e come abbiamo già detto, amava il nipotino più della sua vita.

 

“Dio, sono proprio fortunato! Ho risolto tutti i miei problemi! Da oggi sono imbattibile anche in matematica!”.

 

Senonchè un giorno … in classe, durante l’intervallo, ci fu un battibecco tra Topo Squit e Lucciola Lala: i due non riuscivano mai a mettersi d’accordo su nulla quando giocavano. Cominciarono a litigare, a strattonarsi; arrivarono addirittura alle mani. Lala andò a sbattere contro il banco di Michele, cadde l’astuccio, la biro precipitò fuori, fece un volo e andò a finire contro la finestra. Michele corse a recuperarla. “Oh, nooooooo … è uscito tutto l’inchiostro! Penna, penna, non mi abbandonare … ti pregooo”. Michele cominciò a piangere tra i compagni che, in silenzio, lo osservavano con sguardo incredulo.

 

La povera penna giaceva ferma a terra.

 

Il nostro amico uscì dalla classe, balzò in corridoio e si fece dare il telefono dal bidello. “Chiamo il nonno Max; certamente lui mi aiuterà” pensò. “Nonno, ti prego, aiutami: è successa una terribile disgrazia … la mia biro … vieni, presto …” e singhiozzando tornò in classe.

Quando Michele vide Coniglio Max entrare in classe, fece un sospiro di sollievo e gli andò incontro. “Nonno, nonno, eccola qui, cosa possiamo fare? Tu certamente troverai una soluzione”. “No, piccolo mio, ormai non si può fare più niente, è rotta” “Sono stato io a suggerire a Gaetano di venderti questa biro magica che ti avrebbe aiutato finchè  sarebbe stata piena di inchiostro”. “ E perché nonno?” “Perché volevo che tu capissi che un briciolo di fortuna aiuta sempre nella vita ma poi è con l’impegno e un po’ di fatica che bisogna cercare di raggiungere gli obiettivi” e, accarezzandogli il capo, se ne andò.

 

Avete capito bambini ??? Ricordate: i risultati si ottengono con l’impegno, la costanza e la determinazione; non si può fare affidamento solo sulla fortuna.

Da quel giorno Michele cominciò ad impegnarsi di più e diventò molto bravo anche in matematica.

 

 

(Maestra Alessandra)


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Alessandra Barbuta

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