13. Enrico il lombrico

“Enrico, spegni quel computer e dammi una mano: dovresti andare a comprare la farina perché devo preparare la crostata”.

“Ok mamma, vado con lo skate-board, così faccio più in fretta! Oggi piove: il clima ideale per una bella passeggiata all’aria aperta”.

Enrico era un lombrico cicciottello con due grandi occhi color nocciola e abitava con la sua famiglia in una galleria sotterranea che avevano scavato i suoi antenati sotto un tombino nella via principale del paese.

“Stai attento caro, ricordati di attraversare la strada sulle strisce pedonali! Vai nel negozio di fronte da Jonny” “Sì mamma”.

Pioveva  a dirotto. Enrico afferrò il suo ombrello colorato e si diresse verso il negozietto. Canticchiava una canzone di Ligabue a bordo del suo skate-board facendo peripezie da acrobata… quando… una macchina sgommò sul terreno bagnato e andò a sbattere contro il suo skate-bord. Il nostro lombrichetto fu scaraventato a pancia in su sul tetto di un taxi in coda e perse i sensi. Era talmente cicciottello che riuscì anche ad ammaccare la capote di quell’auto tra le urla arrabbiate del conducente!

Una tortora bianca e grigia, che era appostata su un albero intenta a farsi la manicure, vide la scena e, nonostante la pioggia, con coraggio e prontezza, si diresse verso di lui, lo afferrò dolcemente col lungo becco e lo portò in salvo nella sua dimora in cima ad un albero.

“Sono vivo o sono morto? Cos’è successo? Oh, ma sei bellissima; chi sei?” chiese Enrico con un fil di voce.

“Ciao, mi chiamo Tania. Hai avuto un incidente. Io ti ho salvato la vita e adesso sei qui a casa mia sulla grande quercia” rispose la tortora soddisfatta per la bella azione che aveva fatto. “Quando smetterà di piovere ti riporterò a casa. Abiti lontano da qui?”.

Intanto a casa Vermetti erano tutti preoccupati: la mamma aveva già chiamato i carabinieri; il papà era andato a cercare il figlio in lungo e in largo. Erano già passate sei ore e di lui nessuna traccia.

La mamma stava disperatamente cercando il numero di telefono del canale 251 perché dessero la notizia della sua scomparsa al TG delle 20.00, quando Enrico, un po’ dolorante ma sano e salvo, fece ritorno a casa in groppa alla sua amica Tania che lo lasciò sul tombino di casa perché vi si infilasse dentro.

“Non ti ringrazierò mai abbastanza per quello che hai fatto per me e un giorno mi sdebiterò con te! Te lo prometto!” urlò Enrico mentre la dolce amica prendeva il volo salutandolo affettuosamente con il battito di un’ala.

Qualche giorno dopo il nostro lombrico si stava recando in biblioteca con alcuni compagni di classe per svolgere una ricerca di storia, quando udì il cinguettio agitato di alcuni passerotti e il verso di una tortora che gridava aiuto.

“Amici, aspettate… ma questa è la voce della mia amica Tania ! La riconosco. Presto, torniamo indietro, andiamo a vedere cosa sta succedendo”.

“Sono quiii, aiutoooo, tiratemi fuori!” gridava la tortorella che era caduta in un grosso precipizio al lato della strada.

“Tania, mi senti ? Sono io, sono Enrico. Non temere, ti farò uscire di lì”.

“Amici, presto: andate a chiamare più lombrichi che potete e dite loro di radunarsi subito qui”.

In men che non si dica si erano riuniti ben 25 lombrichi di tutte le età, pronti a soccorrere la povera tortora.

“Ragazzi, ecco il mio piano: ci legheremo l’uno all’altro fino a creare una lunga e robusta fune, ne getteremo un capo nel precipizio, poi io scenderò giù, avvolgerò il corpo della mia amica nell’imbragatura, risalirò e al mio “via” alcuni di noi tireranno la corda il più possibile mentre gli altri daranno una mano strisciando fuori dalla buca con tutta la forza che hanno. Qui da me voglio 4 lombrichi muscolosi. E’  chiaro?” “Ok!” gridarono tutti in coro.

Portarono così in salvo la tortorella che, grazie al cielo, non si era fatta nulla di grave, tra gli applausi dei passerotti che le svolazzavano intorno. I lombrichi intanto, stanchi e sudati, si stavano slegando l’uno dall’altro.

“Grazie a tutti, ragazzi! Ti voglio bene Enrico, questa volta mi hai aiutato tu: hai mantenuto la tua promessa!”.

“Certo! Le promesse vanno sempre mantenute: ogni promessa è debito!” le rispose il lombrichetto.

Così, tutti insieme, passerotti e lombrichi corsero a rinfrescarsi con l’acqua della fontanella nel prato lì vicino.

 

(Maestra Alessandra, alias maestraalexa – luglio 2013)

 


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