12. Tim e il villaggio degli allegri folletti

Seduto vicino ad un vecchio lavatoio, il porcellino Tim era immerso nella lettura del suo libro che raccontava storie di streghe, maghi e allegri folletti.

 

“Uffa, che barba. Gioca un po’ con me. Stai sempre con questo libro in mano. Abbiamo solo un’ora di tempo, poi la mamma ha detto che dobbiamo tornare a casa e sono già le 16.00” disse Tommy al fratellino.

“Gioca da solo, Tommy, lasciami leggere in pace … e piantala con quelle biglie, mi dai fastidio …”. Proprio in quel momento una delle biglie rotolò lontano per poi andare a gettarsi nell’acqua ghiacciata del lavatoio.

 

“Vado io a prenderla, Tommy, se no tu ti cacci nei pasticci come sempre; eccola, l’ho trovata, ma faccio fatica ad afferrarla: è finita dentro a un buco in un angolo …” e, mentre si avvicinava per recuperarla, Tim fu come risucchiato in quel piccolo foro nel cemento e si ritrovò dall’altra parte della parete seduto sulla biglia …

 

“Oh Dio, ma cosa mi sta succedendo? Dove mi trovo? Ma … sono diventato minuscolo! Il mio corpo è in miniatura! E quelli chi sono?”

 

“Un altro intruso è finito quaggiù, ragazzi! E’ già il secondo …” udì Tim. Si avvicinò a quell’omino che aveva parlato, che era grande come un pollice e con la barba bianca lunga fino ai piedi, e, spaventato, lo tempestò di domande: “Ehi tu, puoi sentirmi? Capisci quello che dico? Dove sono? Cosa succede? Aiutooo! Chi siete? Perché sono così piccolo? Che ne è stato di mio fratello?” domandò preoccupato.

 

“Calmo amico, rilassati e respira. Tuo fratello è dove l’hai lasciato. Ti trovi nel paese degli allegri folletti. Sei finito qui per sbaglio. Abbiamo avuto alcuni problemi ultimamente e non siamo ancora riusciti a riparare il buco nel cemento che dà accesso al nostro villaggio. Non sei il primo che capita quaggiù. E’ già successo l’altro giorno ad un altro del tuo pianeta e siamo riusciti a rimandarlo indietro. Presto farai ritorno a casa, non temere. A proposito, piacere, io sono Erick, il più vecchio del villaggio e tu come ti chiami?” e gli diede una forte stretta di mano.

 

“Sono Tim e voglio tornare subito a casa mia!” e così dicendo, il porcellino disperato cominciò a spingere quella parete da cui era entrato, ma senza successo.

 

“Dai, coraggio, vieni. Non ce la puoi fare … ti ho detto che è da sistemare. Ti mostro il nostro mondo. Se non vuoi annoiarti, farai bene a darci una mano con i lavori, finchè non avremo trovato il modo di farti tornare a casa”. Così il vecchio folletto mostrò a Tim i vari reparti dove si svolgevano i lavori. Tim osservava i folletti: tutti avevano le loro mansioni e se ne occupavano con impegno e allegria.

 

“Ecco: qui ci sono i folletti che costruiscono i regali che Babbo Natale porterà sul tuo pianeta, nella cella accanto si preparano pozioni magiche, in quella in fondo lavorano i falegnami che fanno sculture di legno, questo è il reparto delle riparazioni, laggiù ci sono gli impianti di teletrasporto che servono a trasportare sul tuo pianeta solo gli oggetti che realizziamo, poi c’è il reparto della tessitura …”.

 

“ Sai, Tim, abbiamo scoperto che nell’acqua del lavatoio è stato gettato un potente insetticida che ha annientato il potere della nostra porta d’accesso: è per questo motivo che sei finito qui” proseguì a raccontare il vecchio folletto.

 

I giorni passavano. Il porcellino dava una mano nei lavori, cucinava e giocava con i suoi nuovi amici ma era sempre più preoccupato perché la soluzione per tornare a casa non si trovava.

“Erick, come avete fatto a rimandare indietro l’altro che come me era finito qui?” domandò Tim. “Non ti avevo raccontato la verità Tim, perché tu non ti preoccupassi. L’altro non l’abbiamo più visto. Non sappiamo cosa gli sia successo. Spero sia sano e salvo e a casa sua”.

“Oh! Che ne sarà di me allora? I miei genitori saranno preoccupati!”.

 

“Ahahhahahah, ma no Tim. Qui il tempo passa molto più velocemente che da voi. Sei con noi da due settimane, ma sul tuo pianeta saranno passati sì e no cinque minuti. Dai tieni, mangia questo panino e ascoltami bene. Ho trovato la soluzione: con una formula magica, potremmo riuscire a farti entrare nella tua biglia e poi col teletrasporto risolviamo tutto. Ricorda: non raccontare a nessuno della nostra esistenza o per noi sarà finita. Adesso comincerò a recitare la formula; fatti coraggio e andrà tutto bene. Un’ultima cosa: grazie Tim perché ci hai aiutato nel nostro lavoro e hai fatto tante cose per noi … come si dice da voi: sei un tesoro?”

 

“Grazie a te Erick per tutto quello che hai fatto per me e perché mi sei sempre stato vicino e mi hai confortato. Da noi si dice: chi trova un amico, trova un tesoro e tu per me sei stato un vero amico”.

 

Tim fu così teletrasportato sulla Terra all’interno della biglia e si ritrovò nel lavatoio con la biglia in una zampa e il panino nell’altra! Corse ad abbracciare il fratellino. “Ti voglio tanto bene, Tommy. Giochiamo insieme?”.

“Ok, iuhù ! Anch’io ti voglio bene fratellone” gli disse Tommy.

E mentre si abbracciavano, l’orologio del campanile segnava le ore16.05: sulla Terra erano trascorsi solo cinque minuti !

 

 

(Maestra Alessandra)

 

 

 


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