10. Le monete d'oro di Teo

Un’antica leggenda narra che nelle acque del fiume Tigro una ricca famiglia avesse smarrito uno scrigno colmo  di monete d’oro; in realtà, però, questo scrigno non era mai stato ritrovato.

Quando arrivava la bella stagione, nel fine settimana, all’orsetto Teo piaceva svegliarsi all’alba per andare a pescare proprio in quel fiume che si trovava a pochi chilometri da casa sua. Trascorreva lì qualche ora e i pesci che pescava, li ributtava poi nell’acqua.

 

“Ciao Teo, vieni a fare colazione con me?” gli domandò l’orsetto Pino che passava di lì come tutte le mattine. “Ciao amico; arrivo subito, tanto oggi mi sto annoiando: non riesco a pescare nulla. Estraggo la canna da pesca e sono da te …. cavolo … aspetta un attimo, non riesco ….ma cos’ho pescato che pesa così tanto? Un’anguilla gigante?”.

“Ahhahahahah! Guarda Teo, hai pescato un vecchio scarpone!” gli disse l’amico ridendo. “Dai, gettalo in acqua e andiamo”.

“No, aspetta , all’interno c’è qualcosa che brilla! Slacciamo la stringa. Oh santo cielo! Vedi quello che vedo io?” chiese. “Uhhhh … sembrano monete, monete d’oro!”.

“Ahahah, ma fammi il piacere,Teo” disse Pino ridendo a squarciagola. “Vado, ti aspetto al bar del porticato. Ciao, a dopo”.

 

 

Ma Teo non si era sbagliato: quelle erano vere e proprie monete d’oro! Prese a contarle: erano 30 per un valore di ben 250.000 euro!

“Mi sento male! Dio, Dio, sto per svenire, portatemi i sali” urlò l’orsetto tra gli sguardi sbigottiti degli altri pescatori. Corse allora al bar a comunicarlo all’amico.

L’indomani tenne con sé qualche moneta; le altre, ben riposte nello scarpone, le nascose nel tronco di un albero del suo giardino. Costruì all’interno del tronco una vera e propria cassaforte. L’unico a cui confidò del nascondiglio fu il suo inseparabile amico Pino a cui, però, non regalò neanche una moneta!

Mentre le nascondeva, gliene cadde una, più grossa delle altre, su cui c’era inciso qualcosa. Teo la raccolse, dalla tasca dei pantaloni tirò fuori i suoi occhiali, perché era presbite, e cominciò a leggere:

 

 

< Ciao amico, sono Maya,

se ci userai per fare del bene,

avrai una vita gaia>.

 

 

“Vita gaia? Ma da oggi la mia vita sarà stra-strepitosa, altro che gaia: sono riccoooooooo! Iuhùùùù! Posso fare tutto quello che voglio con tutti questi soldi! Posso vivere come un pascià e non dovrò nemmeno andare a lavorare!” pensò l’orsetto tra sé e sé.

 

Da quel momento infatti la sua vita era completamente cambiata: divertimenti a tutto spiano, discoteche, palestre, cene, aperitivi, viaggi in paesi lontani. Si comprò anche un costosissimo yacht su cui organizzava feste, succulente cene e spesso si recava al Casinò dove scommetteva grosse somme … e non vinceva mai! Ormai anche la sua passione per la pesca era stata sostituita da altro.

 

Una sera si recò a casa sua l’ orso Giacomo che era stato un grande amico di Teo per tanti anni, poi i due avevano perso i contatti anche perché Teo passava lunghi periodi all’estero. Giacomo non se la passava molto bene in quel periodo: aveva perso il lavoro e per mantenere la sua numerosa famiglia, svolgeva lavoretti saltuari.

 

“Ciao Giacomo, accomodati, come stai?” chiese Teo. “Ciao Teo. Scusa il disturbo. Ho bisogno del tuo aiuto: mia moglie è malata e ha bisogno di tante medicine. Sai, sono molto costose. Vengo subito al punto: se tu potessi farmi un piccolo prestito, poi ti ridarei tutto fino all’ultimo centesimo. Lo sai che di me ti puoi fidare. Non so a chi altro rivolgermi e in nome della nostra amicizia, tu certamente mi aiuterai”.

“Ehm, guarda Giacomo, mi dispiace ma proprio non posso. I soldi mi servono. A giorni mi arriverà un piccolo elicottero che ho ordinato da tempo e devo ancora pagarlo, poi, sai, i miei soldi ormai sono pochi. Mi dispiace tanto, ma vedrai che tu e la tua famiglia riuscirete a trovare una soluzione. Adesso devi scusarmi ma sono un po’ indaffarato. Ci vediamo” e accompagnò alla porta il povero Giacomo che andò via amareggiato e disperato.

 

Ebbene bambini, Teo non fece nulla per gli altri con tutti quei soldi, pensò sempre e solo a se stesso. Ormai per lui era importante solo divertirsi, non esisteva più il valore dell’amicizia nella sua vita.

Ma un giorno la situazione si capovolse. Come tutti i giovedì sera, il nostro orsetto si trovava al bar del porticato intento a ridere e scherzare con Pino, quando quella sventola dell’orsetta Giada, che lavorava in quel locale come lavapiatti da più di 15 anni, prese a urlare tutta concitata: “Guardate laggiù, c’è un incendio. Ma è la tua casa Teo?! Presto, qualcuno chiami i pompieri!”.

 

Eh già, si trattava proprio della sua casa. I pompieri non riuscirono ad arrivare per tempo e così della casa non rimase nulla.“ Pazienza, tanto posso comprarmene  un’altra molto più bella. Non c’è nessun problema! Potrò anche vendere il mio yacht se sarà necessario …” pensò Teo spavaldo mentre guardava le macerie. Corse al suo albero per recuperare le monete, ma … non vi trovò nulla, solo un mucchio di cerchietti di legno ed una sottile corteccia su cui era scritto: “Non ci hai usato per fare del bene perciò ce ne siamo andate; alcune di noi hanno prestato soccorso al povero Giacomo, visto che non hai voluto aiutarlo tu, altre sono ritornate nel fiume. In bocca al lupo. Maya”.

 

Agitato, Teo si precipitò allo yacht: era sparito anche quello! Al suo posto trovò una vecchia barchetta malandata e … quell’elicottero che aveva ordinato? Non arrivò mai.

Si accasciò a terra e cominciò a piangere. L’unico che lo soccorse fu Pino che, nonostante tutto, non aveva mai smesso di volergli bene.

“Teo, vieni, su, coraggio, ti ospito a casa mia finchè non riuscirai a trovare un’altra sistemazione” lo rincuorò.

 

 

Da quel giorno in poi l’orsetto capì che l’avidità e l’egoismo gli avevano rovinato la vita. Cominciò a lavorare al bar del porticato come cameriere; nella bella stagione pescava e vendeva il pesce al mercato. Non era più ricco ma era soddisfatto di sè: per la prima volta nella vita si stava impegnando nel lavoro e, con qualche sacrificio, era riuscito a  mettere da parte un po’ di soldi che usò per acquistare una modesta e calorosa casetta.

 

 

(Maestra Alessandra)

 

 

 

 


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